Avvocato, ex Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, è l’uomo del nuovo centro sinistra – “Più Uno, il mio progetto, è il Paese che vogliamo, non è una sigla da aggiungere, serve a dare spazio a quei cittadini che si riconoscono nel campo largo” – I comitati nati in 95 province dimostrano che questo bisogno è avvertito – Con questa consapevolezza ci dobbiamo rivolgere a quegli italiani che nelle ultime consultazioni non sono andati a votare – Le primarie? Fuori da ogni ambiguità contro chi aggredisce, sono formidabile strumento di partecipazione – L’uguaglianza per i cittadini? Il banco di prova è la legge di bilancio – Il libro “Uguali per Costituzione…” con la prefazione di Sergio Mattarella

di Gianni Maria Stornello

Avvocato Ernesto Maria Ruffini, ex Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate, sostenitore da sempre del “Fisco equo”, Lei è oggi l’uomo nuovo della politica di centro-sinistra. Lei sarà il Federatore di amministratori locali e civici, il politico che vuole superare il “Campo largo”. Non c’è il rischio di indebolire l’attività fin qui svolta da Elly Schlein?
“Più Uno” che è il mio progetto politico, non serve ad aggiungere una sigla a un panorama già affollato. Serve ad aprire uno spazio. A costruire un campo davvero aperto alle energie del Paese che oggi non si riconoscono nel perimetro dell’attuale “campo largo”. I comitati nati la scorsa estate, diffusi in pochi mesi in 95 province e in molte città, dimostrano che questo bisogno esiste. “Più Uno” nasce proprio come invito aperto a contribuire alla costruzione del Paese che vogliamo. Non un’idea chiusa nei confini dei partiti esistenti e dei loro equilibri. Chi si limita a restare dentro i confini attuali rischia di abituarsi alla minoranza, rifugiandosi in una critica sterile e rinunciando alla sfida di cambiare davvero le cose. Ma fare politica non significa amministrare l’esistente, ma provare a trasformarlo”.

La vittoria del “NO” al Referendum sulla Giustizia ha richiamato l’attenzione sulle dimissioni di ministri del Governo Meloni, sull’ingenuità nell’aderire alla stravagante politica di Trump e suggerito a Giuseppe Conte, di riproporsi come leader del Centro Sinistra. Perché persiste la mancanza d’una comunione d’intenti, di un’anima sola, nell’abito del PD?“
L’affluenza al voto referendario, insieme al risultato, ci ricorda che la Costituzione va trattata con rispetto e che va recuperato lo spirito costituente, quello che impone di cercare il consenso più ampio possibile su regole che riguardano tutti. Allo stesso tempo, il voto ha aperto una frattura politica dentro l’attuale maggioranza. Se si governa pensando che le istituzioni siano un’estensione della maggioranza, prima o poi il Paese presenta il conto. È con questa consapevolezza che la sinistra deve ritrovare la capacità di parlare anche a quella parte di italiani che ha deciso nelle ultime consultazioni elettorali di non recarsi alle urne. Con la crisi in corso c’è bisogno che la comunione d’intenti non rimanga su carta, ma ognuno sappia guardare avanti, oltre i propri passi”.

Pd e il rebus primarie: Schlein teme che il sorpasso di Conte e le divisioni interne al “Campo Largo” possano far crollare l’opera unificatrice fin qui costruita e che ha permesso di vincere il Referendum. Eppure, si dice che Elly Schlein pensi a lei, come al politico in ascesa, “l’aggregatore” delle varie anime in grado di contrastare il governo Meloni. Qual è la verità?
“Non esistono verità assolute dietro schemi che non interessano gli elettori. Fuori dagli schemi precostituiti le primarie possono invece rappresentare uno strumento fondamentale di partecipazione. Sono un modo per riportare i cittadini a restituire fiducia nella politica, intesa come strumento capace di disegnare i contorni di una società migliore. I nomi sono una conseguenza, non l’obiettivo principale. Per questo le primarie sono un’occasione preziosa, soprattutto in una fase in cui la democrazia fatica a coinvolgere i cittadini nella costruzione del futuro. La vera questione è capire se si è in grado di stare insieme dentro una cornice condivisa costruita sull’ europeismo, sulla difesa della democrazia, sul rifiuto delle autocrazie, sulla ricerca della pace senza ambiguità verso chi aggredisce. Senza questa base, un campo non è ampio, ma fragile”.

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