“Non servono più tasse, serve saper spendere. La politica deve tornare a coinvolgere i cittadini”. L’ex capo dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini presenta il nuovo soggetto civico. “Manca una visione di Paese. Serve parlare con chi non vota più”.

Intervista di Christopher Robin su Ilgiornaleditalia

Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate il 10 ottobre presenterà “Più Uno”, il nuovo soggetto civico di cui è alla guida. Niente formule alchemiche e nomi, dice. Serve un progetto per il Paese.

Lei accusa il centrosinistra di essere in ritardo. Perché?

Dopo quasi quattro anni di governo Meloni, aver ridotto la politica dell’opposizione soltanto a “si dimetta o venga a riferire in Parlamento” è stata una cosa non particolarmente lungimirante.

Dove si è sbagliato?

Ci si è concentrati sul “chi”. Si fa opposizione contro qualcuno e si costruisce una proposta alternativa in favore di qualcun altro. Siamo sballottati da una parte all’altra, pensando a chi votare e non a per cosa votare. Ed è questo il compito che il centrosinistra avrebbe dovuto svolgere in questi anni.

Cosa manca oggi all’opposizione?

Manca un progetto alternativo di Paese. Una cosa diversa e più ampia di un semplice programma. I programmi sono il contenuto di una visione. Nel centrosinistra manca ancora la visione. Si chiede a chi non vuole votare destra di votare centrosinistra scegliendo tra un nome o un altro, tra una formula alchemica o un’altra. Ma per cosa si vota? Il progetto di Paese non c’è.

E se il centrosinistra dovesse vincere nel 2027? Governerà senza i soldi del PNRR mentre chi per anni ha dato addosso all’Europa ha governato con i soldi dell’Europa…

Il tema non è trovare nuove risorse. È un ritornello vecchio di decenni. Nel 2015 il debito era di circa 2 mila miliardi. Oggi la Banca d’Italia lo porta a 3.200 miliardi. +1.200 miliardi in 10 anni. Nel frattempo lo Stato ha incassato 6-7 mila miliardi di imposte, più PNRR, più recupero dell’evasione.

Nel 2015 il recupero fiscale era 15 miliardi. Oggi è 37. Sono 22 miliardi in più ogni anno: una manovra di bilancio. Dove sono? Non li vediamo in sicurezza, sanità, pubblica amministrazione.

Questo è il grande mistero dell’Italia…..

Le risorse non bastano mai perché manca un perimetro, un progetto. Quando spendi “ad elenco”, per rispondere a chi chiede e conquistare consenso, entri in un circolo infinito. Non servono tagli. Serve un uso consapevole, razionale, prospettico del bilancio. La politica deve tornare a imprimere una direzione al Paese. Non a seguire il sondaggio del giorno.

Cosa sarà Più Uno?

A settembre lanceremo un nuovo soggetto politico, con chi si sta avvicinando a noi. Non vogliamo mettere insieme l’esistente. Vogliamo stare al dialogo con i cittadini. Quelli che oggi sono i convitati di pietra delle soluzioni alchemiche della politica.

Non si tratta di capire quale leader funziona meglio. Si tratta di recuperare il coraggio di parlare con quella metà di italiani che non si reca più a votare. Un’astensione che la politica liquida come “chi c’è c’è, chi non c’è pazienza”. Quando metà Paese non vota è un segnale sullo stato di salute della democrazia.

Tratterete con PD e M5S?

Parliamo con tutti. Ma il punto non è sedersi con chi ha già dato un’offerta politica. Le do un dato: a Napoli, città amministrata dal centrosinistra, alle ultime amministrative ha votato il 39%. Il centrosinistra ha vinto. Ma l’80% del corpo elettorale non si riconosce. Si può essere soddisfatti di questo?

Qual è la differenza rispetto a ora?

La politica deve uscire dalla comfort zone. Non può avere come unico obiettivo vincere le elezioni contro qualcuno. Fare politica è coinvolgere i cittadini in un progetto di Paese. Questa è la nostra ambizione.

E le priorità se andasse al governo?

Non ho una ricetta pronta. Ma le risorse per scuola pubblica, sanità pubblica, sicurezza, infrastrutture ci sono. Bisogna solo recuperare la volontà di avere una visione trasversale del Paese, non una somma di provvedimenti parcellizzati.