Intervista su L’Espresso. Ernesto Ruffini, alla guida del movimento Più Uno: “Il 15 novembre a Roma ci riuniamo con quasi 300 comitati per una assemblea organizzativa. Il vero referendum a cui è chiamato il centrosinistra è quello di tornare ad essere credibile”.
Da giugno ha avviato un percorso in controtendenza con i rituali della politica tradizionale. Nessuna conferenza stampa, nessun tour televisivo. L’ex direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, gira l’Italia. Lo fa lontano dai riflettori: dai quartieri periferici delle grandi città, ai piccoli paesi. “La vera sfida è unire, è necessario costruire una proposta di Paese, un progetto condiviso. Il 15 novembre a Roma ci riuniamo a porte chiuse con quasi 300 comitati per una assemblea organizzativa. Il vero referendum a cui è chiamato il centrosinistra è quello di tornare ad essere credibile”.
Ernesto Ruffini, in una politica polarizzata si fa fatica a collocare il suo percorso nelle dinamiche dei partiti attualmente sulla scena. Da che parte sta?
La polarizzazione non è un destino. Anche se è ormai la normalità anche in altri Paesi e in altre democrazie, questo non le restituisce un sapore più gradevole. Un Paese diviso è un Paese più fragile. Debole nel pensiero, nella fiducia, nello sviluppo. Un Paese così non cammina, si ferma. È per questo che bisogna evitare la polarizzazione politica, che trasforma ogni differenza in scontro. Oggi, la vera sfida è unire: restituire agli italiani il senso di una comunità che cammina insieme anche quando discute, anche quando non è d’accordo. E unire non significa cancellare le differenze, ma farle dialogare. Significa riconoscerle, accoglierle, metterle al servizio di un progetto comune.
Sì, ma non mi ha risposto: da che parte sta?
Ho scelto di impegnarmi nel centrosinistra. E anche se oggi il centrosinistra non è perfetto, è comunque custode di una promessa e di un patrimonio unico: la convinzione che l’impegno in politica deve muoversi nello spazio dell’uguaglianza e del bene comune.
Eppure, il momento storico sembra tendere in un’altra direzione
È una direzione che può ancora essere invertita. Ma è necessario costruire una proposta di Paese, un progetto, una visione. Non si può ambire solo a vincere le elezioni, a battere gli avversari e poi correre ai ripari perché nel frattempo non si sono fatti i compiti a casa non ci si è impegnati a scrivere insieme un programma di governo condiviso, credibile e sostenibile. È questa l’unica strada per riportare i cittadini al voto e all’impegno politico. C’è stata una stagione, quella dell’Ulivo, in cui tra centro e sinistra si riusciva a elaborare una sintesi di valori e di programma. Una stagione in cui si era stati capaci di coinvolgere i cittadini, anche quelli più lontani dalle logiche dei partiti. Ora sembra che nessuno stia raccogliendo quell’eredità, neppure il Pd che è stato il partito nato da quella stagione.
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