Lettera aperta di Ernesto Ruffini ai giovani sul senso del 2 Giugno.

Care ragazze, cari ragazzi,

oggi celebriamo la Repubblica. Forse sembra una parola distante. Una di quelle che appartengono ai libri di storia, alle cerimonie, ai discorsi degli adulti. E invece riguarda profondamente le vostre vite. Riguarda i vostri sogni, le vostre paure, le aspettative che avete sul futuro e, a volte, anche la sensazione di non sapere bene quale posto potrete avere dentro questo Paese.

Perché la Repubblica non è soltanto una bandiera o una ricorrenza sul calendario. La Repubblica è una promessa.

La promessa che nessuno debba sentirsi invisibile. Che nessuno debba pensare di valere meno degli altri. Che il futuro di una persona non debba essere deciso in partenza dal quartiere in cui nasce, dai soldi che ha la sua famiglia o dalla scuola che frequenta.

Questa promessa nacque in un’Italia distrutta dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dalla paura. C’erano ragazzi poco più grandi di voi che avevano conosciuto il dolore della guerra invece dei sogni. Eppure, proprio allora, quando sarebbe stato più facile chiudersi nella rabbia o nell’egoismo, trovarono il coraggio di immaginare qualcosa che ancora non esisteva.

Non decisero di costruire una Repubblica dove contassero i più ricchi o i più potenti. La vollero fondata sul lavoro, sulla libertà, sulla pace, sul dialogo e sull’uguaglianza.

È per questo che la nostra Costituzione non parla soltanto di istituzioni. Parla della vita concreta delle persone. Della scuola. Del diritto di curarsi. Del lavoro. Della libertà di esprimersi. Parla di voi. Della possibilità di diventare ciò che desiderate essere senza sentirvi continuamente dire che “tanto qui non cambia mai nulla”.

Ma non tutto è stato realizzato. L’uguaglianza resta ancora oggi il compito più difficile della nostra democrazia.

E forse voi questo lo sentite più di chiunque altro. Lo sentite quando avete paura che l’impegno non basti. Quando vi chiedete se troverete un lavoro dignitoso. Quando vedete amici costretti a partire per cercare altrove possibilità che qui sembrano mancare. Quando vi sentite giudicati per come vi vestite, per chi amate, per quello che pensate. Quando avete l’impressione che il mondo vi chieda continuamente di essere perfetti, forti, sicuri, anche quando dentro vi sentite pieni di dubbi.

Ed è proprio in questi momenti che si rischia di smarrire il senso stesso della Repubblica. Perché quando cresce la sfiducia cresce anche l’idea che partecipare non serva. Che tanto qualcuno deciderà comunque al posto vostro.

Il rischio più grande che corre oggi la nostra democrazia è proprio la convinzione che a proteggerla e a salvarla ci penserà qualcun altro Ma la Repubblica vive soltanto se qualcuno sceglie di non restare indifferente davanti a un’ingiustizia. Vive quando qualcuno difende chi viene escluso, quando fa domande, quando continua a interrogarsi sul presente e decide di partecipare invece di chiudersi nell’idea che “tanto è inutile”. E quel qualcuno siamo tutti noi. Siete voi.

Forse il compito della vostra generazione è proprio quello di mantenere viva quella promessa incompiuta di uguaglianza che la Repubblica custodisce fin dalla sua nascita. Non per costruire un Paese dove siamo tutti uguali nei sogni o nei talenti. Ma un Paese dove nessuno si senta meno importante degli altri. Dove ogni ragazza e ogni ragazzo possano trovare la propria strada senza sentirsi invisibili o fuori posto.

La Repubblica, in fondo, è questo.

È sapere che il futuro non è qualcosa che capita. È qualcosa che si costruisce insieme e che ha bisogno dei sogni della vostra generazione.

E oggi, 2 giugno 2026, questa responsabilità passa anche nelle vostre mani.

Grazie per tutto quello che riuscirete a fare. Grazie davvero!