C’è un errore grave che si sta consumando nel silenzio quasi generale: eliminare di fatto il doppio turno nei Comuni sopra i 15mila abitanti.
In un Paese dove l’astensionismo cresce a ogni elezione, invece di riportare le persone al voto si decide di ridurre il peso del loro voto.
La proposta della maggioranza votata dal centrodestra in Commissione affari costituzionali del Senato abbassa al 40% la soglia per essere eletti sindaci al primo turno e assegna un premio di maggioranza fino al 60% dei seggi in consiglio comunale.
Ora il provvedimento è atteso in Aula al Senato nella settimana del 14 aprile, per poi passare alla Camera.
Tradotto: si potrà governare con il consenso di una minoranza dei votanti, ottenendo però una larga maggioranza dei seggi.
È un cambio di paradigma profondo.
Il doppio turno non è un dettaglio tecnico. È la garanzia che chi governa una città rappresenti almeno la maggioranza di chi è andato alle urne. È uno strumento che favorisce confronto, alleanze trasparenti, responsabilità politica. È una legge che, nel tempo, ha assicurato stabilità e legittimazione ai sindaci.
Sostituirla con una soglia più bassa significa introdurre un “premio di minoranza”: governa chi arriva primo, anche senza avere la maggioranza dei consensi. Ma in democrazia dovrebbe valere un principio semplice: governa chi ottiene la maggioranza dei voti.
Cambiare le regole del gioco mentre cresce la sfiducia verso la politica è un segnale sbagliato. Non si rafforza la partecipazione accorciando il percorso democratico. Non si combatte l’astensionismo riducendo gli spazi di scelta.
La democrazia non è una gara a chi arriva primo con meno voti. È un processo che costruisce consenso, legittimità e responsabilità.
Mi auguro che questo provvedimento venga fermato prima dell’approdo definitivo in Parlamento. Le regole che riguardano la rappresentanza non possono essere piegate a una convenienza di parte. Riguardano tutti.

#piuuno#uguaglianza