(di Ernesto Maria Ruffini su Avvenire)

L’idea di alcuni senatori della maggioranza di attribuire allo Stato l’oro della banca d’Italia equivale a dire che si vuole uscire dall’euro. È questa l’intenzione di chi ha proposto l’emendamento?

Le riserve auree della Banca d’Italia sembrano essere diventate un feticcio da brandire in un momento di difficoltà o una cassaforte da aprire al bisogno. In realtà, sono parte integrante della nostra appartenenza all’Europa e del nostro impegno condiviso nella tutela della moneta unica. Tuttavia, un emendamento presentato da alcuni senatori della maggioranza – “Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del Popolo Italiano” – sembra ignorare non solo la lettera dei trattati europei, ma quello spirito di cooperazione che ha consentito all’Italia di ritrovare credibilità e stabilità dopo decenni complicati della sua storia.

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