(Redazione ANSA.it)

“La Legge di bilancio che il governo ha presentato al Parlamento e il crollo della affluenza alle elezioni regionali. Due vicende che sembrano appartenere a mondi diversi, ma che si specchiano una nell’altra.

Perché la Legge di bilancio è l’atto politico più importante di un governo, mentre il voto è il modo in cui i cittadini fanno sentire la propria voce. E oggi quella voce, sempre più spesso, è un silenzio assordante”. Lo scrive in un editoriale, sull’ Avvenire, Ernesto Maria Ruffini già direttore dell’Agenzia delle Entrate. Forse, aggiunge, “la notizia diffusa dall’Istat sull’aumento della pressione fiscale, passata dal 41,2 al 42,5% del Pil, ha indotto il governo a inserire nella manovra alcune misure presentate come alleggerimenti fiscali per il ceto medio”. “Quell’aumento, però – scrive ancora -, non deriva da un’imposta nuova, è l’effetto del cosiddetto fiscal drag: a causa dell’inflazione gli stipendi sono cresciuti solo sulla carta, ma hanno finito per essere tassati di più e così i lavoratori si ritrovano in tasca meno di prima. Per evitare questo paradosso, servirebbe rivedere l’intera struttura della progressività. Servirebbe una riforma organica, capace di restituire trasparenza e fiducia al patto fiscale”.

Il governo, invece, prosegue Ruffini nell’editoriale a sua firma, “ha scelto la più classica delle scorciatoie, quella di provare ad abbassare le tasse, anche se solamente al ceto medio.

Ridurre la seconda aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi tra 28 e 50mila euro”. “Una misura che riguarda circa 13,6 milioni di contribuenti, con un risparmio medio annuo di 200 euro. Il costo per lo Stato è di quasi 3 miliardi l’anno: non una tantum, ma un impegno permanente. Il paradosso è evidente: si parla di ‘aiutare il ceto medio’, ma si rischia di allargare il fossato tra chi fatica davvero e chi è ancora dentro una fascia più protetta”. L’alternativa? “Garantire pasti gratuiti a scuola per i bambini delle famiglie più fragili, ridurre i ticket sanitari, restituendo respiro a milioni di famiglie e anziani. Si potrebbe finanziare un piano straordinario di edilizia popolare, garantire a tutti e ogni giorno la distribuzione dell’acqua o aumentare le risorse per il Reddito di inclusione, ancora insufficiente a coprire il fabbisogno reale. Si potrebbero rafforzare le politiche attive del lavoro e i corsi di formazione”.

Per Ruffini “bisognerebbe smettere di prendere le strade più facili e avere il coraggio di quelle giuste”. “Quando la politica rinuncia a ridurre le disuguaglianze, a costruire un progresso condiviso, a prendersi la responsabilità del futuro, a fare scelte chiare e coraggiose, anche i cittadini smettono di sentirsi parte del progetto”, conclude.

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