Dalla pagina di Ernesto Maria Ruffini, una riflessione sulla drammatica situazione in Iran e sul rapporto tra ruolo della politica e società civile.
“In Iran, da giorni, uomini e donne – spesso molto giovani – sono pronti a morire per difendere la loro libertà. Davanti a loro c’è solo repressione: arresti, comunicazioni spente nel buio dei blackout e un bilancio di migliaia di vittime che cresce mentre le esecuzioni diventano un’arma di terrore e intimidazione.
I nostri cuori e le nostre menti sono accanto a quelle donne e a quegli uomini, con chi crede alla libertà.
E proprio per questo “fare qualcosa” per le persone in Iran non significa invocare la guerra come scorciatoia morale: significa tenere alta l’attenzione, quando l’attenzione è più scomoda. Moltiplicare contatti, relazioni, scambi, sostenere la società civile iraniana. Significa non voltarsi dall’altra parte quando il potere pretende il buio. Bisogna invece scegliere di accendere la luce della presenza a livello politico. Un ruolo che l’Italia, in passato, ha ricoperto con autorevolezza nella politica internazionale
C’è una falsa dicotomia, comoda e tossica, che contrappone la politica interna – la qualità della nostra vita, le bollette, i prezzi – alle grandi questioni internazionali. È falsa perché la libertà non è una pratica domestica: è un sistema di garanzie che o regge per tutti, o prima o poi smette di reggere anche per noi. La nostra libertà è più sicura se sono sicure le libertà di tutti.
La politica globale è come una scacchiera: le mosse sono strategiche, le conseguenze umane riguardano tutti noi.
In Italia, intanto, il costo della vita resta una ferita quotidiana: l’inflazione è tornata a salire, anche se di poco, e la pressione sui bilanci familiari continua a essere il dato politico più concreto che abbiamo davanti. E le misure che si annunciano per contenere i rincari energetici dicono una cosa semplice: quando la vita reale si fa più cara, la politica deve accorgersene prima, non dopo.
Sono questi temi che nei prossimi giorni affronteremo nei comitati di Più Uno. Discussioni, non rituali e non autoreferenziali sulla qualità della vita in Italia – salari, servizi, casa, salute, energia, tempi di vita. Ma anche sui cambiamenti della politica internazionale, dall’Iran alle altre situazioni di conflitto nel contesto mondiale attuale. Per costruire attenzione pubblica, continuità di relazione, iniziative di sostegno alla società civile, senza confondere la vicinanza con il frastuono, e l’impegno con la propaganda.
Non sono capitoli diversi: è lo stesso capitolo. La libertà degli altri e la nostra non sono strade separate, ma il cardine di un equilibrio globale e non un privilegio individuale a beneficio di qualsiasi autarchia.”
