Intervista a Ernesto Maria Ruffini su La Voce del Popolo a cura di Luciano Zanardini.
“L’uguaglianza è la bussola che abbiamo dato per scontata, che abbiamo perso per strada o che non abbiamo più controllato per individuare la direzione da intraprendere”.
Un nuovo libro (“Più uno. La politica dell’uguaglianza”), dopo “Uguali per Costituzione”, e un progetto che sta prendendo sempre più forma. Ernesto Maria Ruffini ha fatto tappa a #Brescia, a Palazzo San Paolo, su invito del Centro De Gasperi di Castegnato e dell’Azione Cattolica. Tra le pagine del testo, si legge la definizione di uguaglianza appresa in famiglia e nel corso di una vita professionale come avvocato e come Direttore dell’Agenzia delle Entrate. “L’uguaglianza è il diritto di ognuno di noi di essere diverso dagli altri. Con la nostra diversità abbiamo l’opportunità di arricchire un progetto comune. Noi abbiamo senso su questa terra solo se mettiamo a fuoco in cosa siamo differenti e come, con il nostro agire, possiamo contribuire” alla crescita di tutti. Per Ruffini siamo tutti insostituibili, perché siamo dei pezzi unici, ciascuno con la propria peculiarità. “Un progetto politico è un progetto di generosità dove non esiste l’io, ma il noi”. E, se necessario, “dobbiamo essere disposti anche a fare un passo indietro”. Con l’impegno, con le idee e con la fatica si costruisce una società migliore.
“Siamo, invece, circondati da chi fa a gara a parlare ad alta voce, da chi cerca di essere più accattivante, da chi riesce meglio davanti alle telecamere, da chi afferma maggiormente la propria personalità a danno degli altri, da chi ridicolizza e offende le idee degli altri”. Di fronte alla crescente disaffezione elettorale, dobbiamo ribadire che “la politica è una cosa bella, se la si interpreta nella naturalezza positiva: è generosità, è sacrificio, è la possibilità di ritagliare i tempi necessari all’ascolto, al confronto e al dialogo”. E a chi difende l’egemonia della maggioranza (a tutti i livelli istituzionali: dal Governo alle amministrazioni locali) tanto in voga oggi, è bene ricordare che “il bene comune appartiene alla maggioranza e alla minoranza. Il testo della Costituzione è stato approvato da oltre il 90% dei membri, non perché la maggioranza non fosse in grado di approvare un’altra Costituzione, ma perché si è assunta sulle spalle la responsabilità di fare in modo che il testo fosse sufficientemente condiviso”.
Futuro. Non sappiamo quale sarà il futuro di “Più Uno”, perché un progetto “ha senso solo se condiviso, altrimenti è solo una forma di narcisismo”. A tutti, però, parafrasando una citazione biblica ripresa dall’autore, è chiesto di essere sale per il mondo.
Il lavoro, l’educazione, la salute e l’attenzione all’ambiente sono i temi a cui prestare maggiormente attenzione. “Un giorno volgeremo lo sguardo indietro sui nostri passi, osservando le nostre scelte. Non penseremo a come ci sentivamo, ma a quello che abbiamo fatto. Forse ci accorgeremo di non aver cambiato il mondo, di non esserci riusciti, ma almeno potremo dire di avere fatto la nostra parte. La nostra storia è ancora tutta da scrivere e vale la pena scriverla insieme. Un ‘più uno’ alla volta. Decidere quale strada intraprendere spetta soltanto a noi”.
Nel frattempo, sono nati Comitati in 86 province e in tutte le regioni. “Cosa significa? Significa mettersi a disposizione per parlare di politica nei propri ambienti, nelle proprie cerchie di conoscenze, cercando di riportare le persone a interessarsi di politica, a dedicare il loro tempo alla politica e ad affrontare i temi veri. La prossima estate, abbiamo un appuntamento in cui decideremo cosa fare da grandi. Valuteremo se tutto quello che avremo formato sarà portato in dote a un soggetto che verrà costituito, se sarà esso stesso in grado di diventare un soggetto (una lista civica o un partito) o se sarà un contributo da mettere a disposizione delle attuali forze in campo”. Il perimetro di azione è quello dell’uguaglianza, “perché penso sia sufficientemente alto e chiaro per poter comprendere qual è il percorso che vorrei fare con chi ha voglia di farlo con me”. Ci sono margini di manovra. “ci sono spazi legati al fatto che più del 50% delle persone che potrebbero esprimere il loro voto non lo fanno. Abbiamo dimenticato che il voto, prima ancora di essere un dovere o una conseguenza, è il nostro più grande potere. E’ l’unico modo che abbiamo per esprimere un indirizzo al futuro di questo Paese. Essere classe dirigente nelle democrazie vuol dire avere il coraggio di imprimere una direzione alla propria comunità. In questi 56 anni di vita, ho capito che, a differenza della matematica, in politica cambiare l’ordine degli addendi può cambiare anche il risultato. Quindi bisogna andare in ordine. Non bisogna avere fretta né di realizzare, né di affezionarsi a un risultato, perché il percorso in un progetto politico cambia camminando insieme”.
