Condividiamo l’editoriale di Andrea Salvati dal quotidianodipuglia.it
Riformisti, è tempo di tornare in campo. La Puglia può essere il punto di ripartenza.

C’è un tempo per aspettare, un tempo del pensiero e, infine, un tempo per agire: per chi crede nella politica come strumento per cambiare davvero le cose, questo è il momento di entrare o tornare in campo.

Dopo anni difficili per il campo riformista, che hanno lasciato più smarrimento che entusiasmo, che hanno visto dilagare personaggi di cui non ricorda nessuno le idee ma solo i post social, è il momento di rimettersi in moto. E la Puglia può e deve essere il punto da cui ripartire.

Non servono nuovi contenitori o sigle improvvisate, che superi quella dei nomi, delle liste personali costruite solo per eleggere qualcuno.

Le regionali possono rappresentare l’inizio di un nuovo percorso, ma solo se si supera la logica dei piccoli interessi e si torna a costruire un pensiero collettivo.

Perché fare politica non è amministrare una somma di ambizioni, ma costruire una visione comune.

Lo ha ricordato con chiarezza Ernesto Ruffini nell’intervista pubblicata nei giorni scorsi, in cui ha detto senza giri di parole: “Il Pd ha rinunciato alla sua ragione costitutiva: essere un partito plurale e largo, capace di accogliere culture diverse. Oggi segue lo schema della destra: la polarizzazione”.

Una diagnosi lucida e amara, che fotografa il rischio più grande del nostro tempo: una politica che smette di pensare e si limita a reagire.

Ruffini parla di un campo progressista più impegnato a “trovare la ricetta migliore per vincere” che a elaborare un progetto di Paese. E ha ragione: non si batte l’avversario inseguendolo, ma tornando a dire cosa si vuole fare dell’Italia, e come.

È lo stesso spirito che spero possa animare Antonio Decaro, che sembra voler dimostrare che la buona politica nasce dal territorio, dalla prossimità, dall’ascolto.

Sembra aver compreso che i cittadini non chiedono nuovi capi, ma nuove ragioni per credere. Non sarebbe una sorpresa se la nuova maggioranza che sta costruendo dovesse essere costituita solo eletti in liste di partito. Sarebbe l’effetto di una inversione a U rispetto al recente passato.

E questo è il compito che spetta oggi ai riformisti: ricostruire fiducia, restituire senso alla partecipazione, tornare a fare politica per qualcosa, non contro qualcuno o a favore di gruppi che nascono e muoiono solo per ricercare poltrone e potere.

La vera emergenza non è la frammentazione dei partiti, ma la disaffezione.  Quando alle urne va meno della metà degli elettori, la democrazia si indebolisce fino a diventare fragile, quasi ornamentale.

E la risposta non può essere un “talent show” di candidati, ma una sintesi di idee, valori e proposte.

Non si può non essere d’accordo con Ruffini quando dice che la democrazia è un telaio dove devono convivere fili di colori diversi perché l’alternativa è l’astensione che mi sembra stia diventando la tentazione di gruppi di potere deboli che puntano a portare nei seggi solo i fedelissimi.

È anche per questo che noi, come tanti altri in Puglia e nel Paese, abbiamo scelto di impegnarci.: abbiamo costituito i comitati locali di Più Uno e il 15 novembre saremo a Roma per discutere di questi temi, per confrontarci, per costruire insieme un nuovo spazio politico che parli alle persone e non ai gruppi dirigenti.

Vogliamo andare oltre gli attuali simboli dei riformisti e dei cattolici, oltre i recinti identitari, per dare vita a una proposta che diventi un contributo vero e concreto per un’area politica che, come ha ricordato Romano Prodi, ha bisogno di “linfa vitale e rappresentanza”.

Un’area che troppo spesso è rimasta schiacciata tra il populismo e l’astensionismo, orfana di parole credibili e di un sogno comune.

La Puglia, con la sua tradizione civica e progressista, può essere il laboratorio di questa rinascita ma serve uno scatto di responsabilità: meno leader locali e più comunità reale, meno protagonismi personali e più impegno collettivo.

Troppi “civici” si sono rivelati in realtà cinici, capaci di usare il consenso e non di costruirlo.

La politica, invece, è un servizio, non un mestiere da perpetuare.

Ci sono sfide che sembrano lontane solo a chi non vuole guardare: la povertà che cresce, la sanità che arranca, i giovani che partono. Sono queste le vere priorità.

Il compito dei riformisti è rimetterle al centro, con competenza e passione civile, restituendo alla politica la sua dignità di bene comune. La democrazia non è un’eredità, ma una costruzione quotidiana. E se davvero vogliamo difenderla, dobbiamo tornare a tesserne la trama, filo dopo filo. La Puglia può essere la prima maglia di questa nuova tela riformista: aperta, generosa, plurale.

Non per nostalgia, ma per urgenza di futuro.

Perché — e il tempo ce lo chiede a gran voce — i riformisti devono tornare in campo. Adesso.

Andrea Salvati