Marghera. Primo maggio, Ernesto Ruffini: “Il lavoro non può ridursi al titolo di un decreto. Appello al centrosinistra: il lavoro sia seme per una nuova alleanza. Subito un piano per governare l’IA, non subirla”.

ROMA, 1 Maggio– «Ci tenevo ad essere presente in un luogo simbolo della storia industriale del nostro Paese, che ha contribuito a portare l’Italia tra le grandi potenze mondiali, ma anche simbolo di una crisi di un modello e di una rinuncia alla grande impresa che ha caratterizzato le politiche industriali degli scorsi decenni. Oggi viviamo una nuova fase di grandi cambiamenti e il lavoro non può ridursi solo al titolo di un decreto. Specialmente quando, ad esempio, la superintelligenza artificiale rischia di rimettere in discussione interi settori produttivi e, con essi, lo stesso modello del nostro Stato sociale, del nostro welfare. È una rivoluzione che non stiamo ancora governando, ma che stiamo già subendo nei suoi effetti. La priorità deve essere restituire senso e dignità al lavoro. Governare questa transizione tecnologica invece di subirla, costruire nuove tutele per le persone, non soltanto per i sistemi produttivi. Anche per questo ci tenevo ad essere oggi qui a Marghera». Lo ha dichiarato Ernesto Ruffini, fondatore del movimento civico Più Uno – La politica dell’uguaglianza, presente oggi a Marghera alla manifestazione del Primo Maggio organizzata da CGIL, CISL e UIL, alla quale sono intervenuti i segretari generali Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pier Paolo Bombardieri.

A margine della manifestazione, Ruffini ha rivolto poi un appello alle forze del centrosinistra affinché il tema del lavoro e dei lavori diventi l’asse portante dei contenuti condivisi in vista delle elezioni politiche del 2027. 

«La questione del lavoro nel tempo dell’intelligenza artificiale non è una questione tecnica, è una questione di civiltà. Richiede risposte all’altezza, che nessuna forza politica da sola è in grado di elaborare. Auspico che il centrosinistra abbia la volontà e la capacità di costruire un’alleanza aperta proprio su questo terreno: tutele per chi lavora, investimenti pubblici nell’innovazione, una fiscalità che non scarichi sulle persone il costo della trasformazione produttiva, retribuzioni che restituiscono dignità alle persone. Sono le premesse di un patto sociale moderno, e possono essere il seme di una coalizione credibile per governare il Paese. Apriamoci ad una grande consultazione nazionale partendo dal confronto  con le forze sindacali e produttive del Paese, mettiamoci tutti assieme senza calcoli e protagonismi  per creare sul campo i contenuti programmatici della nostra proposta politica», ha concluso Ruffini.