Ernesto Maria Ruffini (Più Uno): “Sigle e nomi vengono dopo: ora servono proposte concrete e credibili”. “Bisogna Mettere al centro le persone e la capacità di tornare a farle sentire rappresentate dalla politica e dalle istituzioni. La scuola è il fondamento della democrazia”.

Ruffini, per anni lei è stato il volto dell’efficienza burocratica e fiscale dello Stato. Oggi è il leader di un movimento che parla di sogni e comunità. Qual è stata la scintilla definitiva che le ha fatto capire che i numeri non bastavano più e serviva la politica?

I numeri servono sempre, anche nella politica. Se di scintilla si può parlare è fondamentalmente un percorso inevitabile per una persona come me che ha cercato di servire lo Stato e tutti i suoi ultimi governi per contribuire al bene comune.

Il suo movimento si chiama Più Uno. In un’epoca di estrema frammentazione, questo nome suona come un invito all’unità o come un’addizione necessaria. Qual è l’identità profonda di questo progetto? Lo possiamo configurare come un partito, un contenitore per federare il centrosinistra o un laboratorio di partecipazione civica?

È sotto gli occhi di tutti la progressiva perdita di fiducia che un tempo i cittadini riconoscevano ai partiti e alla politica. La partecipazione civica è fondamentale. Più Uno nasce dal basso, dall’esperienza di tantissime persone che hanno deciso di aderire a un progetto che fa dell’uguaglianza la propria bussola, che riconosce nelle pari opportunità da garantire a tutti il tratto distintivo della propria azione politica.

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