(Intervista su Il Foglio di Gianluca De Rosa).

“E” evidente che Più Uno non si limiterà a una mera testimonianza politica. Vogliamo dare un contributo a un contenitore che chiunque insieme a noi può contribuire a formare. Con una premessa importante: deve essere in grado di allargare la proposta politica, altrimenti non vale la pena. Vogliamo trasformare il campo largo in un campo aperto”, dice al Foglio Ernesto Maria Ruffini.

Poco meno di un anno fa, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate ha battezzato il suo movimento, omonimo del libro manifesto pubblicato per Feltrinelli: Più uno. “Oggi – racconta – abbiamo comitati in tutte le province italiane”.

Ma che forma elettorale prenderà questo impegno? E sopratutto con chi della variegatissima galassia centrista, dalla Casa di riformista di Renzi ai civici di Onorato, passando per Più Europa?

“Io, premette Ruffini escludendo accordi con i terzo-polisti/europeisti , Calenda, Picierno e Marattin, non mi riconosco in una politica di centro: sono di centrosinistra. In ogni caso bisogna aspettare di conoscere quale sarà la legge elettorale che accompagnerà gli italiani al voto per fare qualunque valutazione”.

Di sicuro, Ruffini venerdi scorso non era all’evento organizzato a Roma da Alessandro Onorato per lanciare il suo Progetto civico. E la sua assenza è stata notata. Lui la spiega così: “Quella proposta parte da esperienze civiche che già nel 2022 sostenevano partiti di centro-sinistra. E’ inutile rivolgersi a elettori che già si riconoscono nei partiti esistenti, anche se lo fanno dall’esterno. La proposta politica del centrosinistra non può limitarsi a riorganizzare i voti che già ci sono”.

C’è anche una questione più politica. Qualcuno ha pensato che l’operazione Onorato serva ad escludere Renzi dal campo largo per evitare grane a Giuseppe Conte. Ruffini risponde con nettezza:

“Chiunque voglia fare una politica ad escludendum sbaglia. E’ necessario il contributo di tutti, anche di quelli che possono non stare simpatici a qualcuno”.

La “visione” è l’ossessione dell’ex direttore dell’Agenzia delle entrate: “Vincere le elezioni on è sufficiente: la vera questione è sapere dove si sta andando, qual è la visione? Non significa prosegue un elenco di provvedimenti bandiera in cui ciascuna forza politica si ritrova per richiamare una sorta di identità politica comune, che però non forma alcuna visione di paese”.

Ed è difficile non vedere in queste parole una critica al salario minimo e alle altre proposte instagrammabili immaginate da Elly Schlein per unire il campo largo. E infatti con gli attuali leader del centrosi-nistra Ruffini è molto duro:

In questi quattro anni e mezzo di governo si può imputare al centrodestra di aver realizzato ben poco, al di là di una buona narrazione, ma negli stessi quattro anni e mezzo c’è stata un’opposizione che, arrivati al giugno 2026, si riduce a immaginare l’esigenza di un tavolo attorno al quale sedersi, ma che, a partire dalla politica estera, non sa offrire alcuna idea alternativa di paese”.

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