Estratti dell’Intervista a Ernesto Maria Ruffini di Carmelo Caruso (20 dic 2025) suIl Foglio

… Si scusa per non aver portato una copia del suo ultimo libro, Più uno (Feltrinelli) poi dice di aver dedicato il libro a  un amico, David Sassoli, un europeista. Meloni è europeista?

No, Meloni non è europeista. Sassoli mi diceva sempre che l’Europa non è un incidente della storia. L’Europa è una scelta chiara. Non si può essere europeisti se si mettono veti. Si è europeisti senza i se”. Ruffini sarebbe andato ad Atreju o avrebbe fatto come Elly Schlein? Lei ha mai sentito Schlein? Risponde che l’ultima volta che ha sentito Schlein era in estate mentre su Atreju trova la risposta di fantasia: “Meloni sarebbe andata a confrontarsi alla festa dei Giovani Democratici?”.

Alla domanda, esatta, se veda Schlein come una possibile candidata premier, Ruffini dice: “Non la vedo come premier”. Anche in questo caso si ferma. Lascia passare dei secondi di silenzio e comincia:

“Ai miei occhi chi si vede adesso come premier anziché guadagnare punti ne perde. All’Assemblea del Pd è andato a votare meno di un terzo dei suoi membri. Mi interrogherei più su questi dati che su chi sarà il candidato premier. Io ci sarò quando arriverà il momento. Non mi sembra che ci siano elezioni. Ci sarò se si parla di contenuti. Il centrosinistra, ed è stato dimostrato, ha perso le elezioni non perché non avesse un leader ma perché non aveva un’idea. Quando l’ha avuta, con Romano Prodi, ha vinto”.

La sinistra è rassegnata a pareggiare con Meloni? Il Pd punta al pareggio?

“Io so che c’è rassegnazione. A sinistra si dovrebbe iniziare a parlare di campo aperto e domandarsi non solo se sia possibile vincere ma se ha senso vincere quando a votare va il quaranta per cento degli elettori. Ho visto passare governi. La sinistra demoliva quello che faceva la destra e la destra quello che faceva la sinistra”.

Qual era la storia del Più uno?

“E’ un racconto di Zavattini che amava mio padre. Si chiama ‘La gara mondiale di matematica’. Era una gara impossibile da vincere. Un gioco. Pronunciare il numero più alto, l’inarrivabile. Nel racconto – e lo scrivo – sembra vincere il matematico che, stremato, urla un numero lunghissimo di cifre. Arriva però un altro matematico e dice: più uno. Vince lui. Più uno significa che si può fare di più e meglio e serve a ricordare che siamo servi inutili. E’ anche un invito alla sfida. Si avviano percorsi e non si occupano spazi. Questa è una citazione facile. E’ di Papa Francesco”.

Saluta. Sale in moto. Poche ore dopo arriva un suo messaggio: “Mi spiace non aver fatto in tempo a venire. Spero che non abbia dato confidenza a qualche sosia che si spaccia per me”.

Intervista completa qui:

https://www.ilfoglio.it/…/i-taccuini-di-ernesto…/