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«Bisogna allargare il consenso del centrosinistra»


La Repubblica – 27 settembre 2026

L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate il 10 ottobre tiene a battesimo Più uno, il suo partito: «Bisogna allargare il consenso».

Intervista di Gabriella Cerami

Ernesto Ruffini, perché fondare un nuovo partito e chiamarlo appunto «Più uno»?

«Siamo partiti dall’idea di coinvolgere persone, non con l’idea di fondare un nuovo partito».

E invece il 9 ottobre uscirà il suo libro dal titolo «Cosa sarà. Appello per un Paese più uguale» e il giorno dopo lancerà Più uno. Da ex presidente dell’Agenzia delle Entrate, perché ha sentito questa necessità?

«Siamo nati con comitati in tutta Italia, poi ci è stata manifestata l’esigenza di fare un passo in più. Fondare un partito significa dare una forma alla partecipazione politica, come ricorda la Costituzione. Così il 10 ottobre presenteremo il nostro manifesto. Non per aggiungere una sigla ma per allargare il consenso nel centrosinistra. Le nostre proposte sulla crescita, sulle imprese e sul funzionamento dello Stato parlano agli elettori di centrosinistra distanti ma anche a tanti elettori moderati, disorientati dalla deriva estremista di Vannacci».

Lei ha ricevuto l’endorsement dell’ex capo della polizia Franco Gabrielli. C’è qualcosa in cantiere insieme?

«Sono felice delle parole che ha usato. Con lui abbiamo avuto diverse occasioni di confronto. Continueremo a confrontarci».

In caso di primarie lei si candiderà? È pronto a sfidare Elly Schlein e Giuseppe Conte?

«Ho dato la mia disponibilità. Ma devono essere aperte agli elettori e a chi vuol dare un contributo, con regole e una minima piattaforma condivisa. Il centrosinistra non ha bisogno di qualcuno che tenga insieme i suoi leader. Ha bisogno di qualcosa che tenga insieme i suoi elettori. Le primarie servono a questo».

Dunque, lei è pronto a sedersi al tavolo quando il campo largo si riunirà per costruire il programma?

«Abbiamo idee e le mettiamo a disposizione».

Più uno si colloca in un centro già sovraffollato di piccoli partiti. Nel momento delle elezioni, servirà una lista unica, secondo lei?

«Il 10 ottobre facciamo un passaggio necessario non per costruire una lista di centro, ma per contribuire a una coalizione di centrosinistra capace di vincere e di governare. Non serve mettere insieme più sigle e decidere di collocarle al centro in una foto. Dobbiamo costruire le ragioni per stare insieme e poi si trova la forma».

Se Più uno volesse presentarsi da solo dovrà raccogliere un numero monstre di firme, se la sente?

«È prematuro parlare di firme, anche per rispetto delle istituzioni che dovranno valutare la costituzionalità della legge se dovesse essere approvata. Comunque, non ci si mette insieme per superare il 3% o per arrivare al numero di firme perché altrimenti diventa solo un’alchimia elettorale».

Il dialogo è aperto anche con Matteo Renzi, con un unico candidato alle primarie?

«Il dialogo è aperto con tutti quelli che hanno a cuore la costruzione di un governo diverso dall’attuale. L’obiettivo è quello di un’alternativa credibile».

Adesso però il centro è frammentato. Come si possono creare le condizioni per una lista unica?

«La disciplina in discussione penalizzerebbe chi oggi non è in Parlamento. Ma un’alleanza non può nascere per risolvere un problema elettorale. Deve nascere da un progetto condiviso. Se c’è un’intesa seria su Europa, crescita, uguaglianza, scuola, sanità e lavoro, si può fare un percorso comune. Le alleanze si costruiscono sulle cose da fare, non sulle regole da superare».

Qual è la ricetta di Più uno?

«L’Italia non ha bisogno di più tasse ma di crescere e utilizzare meglio le risorse che già esistono. I soldi che abbiamo già sono più che sufficienti per un Paese con meno disuguaglianza e più crescita. Ogni euro pubblico che non produce un risultato è un euro tolto alla scuola, alla sanità, alle forze dell’ordine e alle imprese. A queste ultime saranno dedicate le nostre prime proposte».