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Ruffini, il Più Uno del centrosinistra: “Nel campo largo c’è bisogno di nuovi elettori, con le Partite Iva il Fisco è ingiusto”


Foto: Imagoeconomica

Recuperare i consensi dell’area del non voto: la scommessa dell’ex direttore delle Entrate con Più Uno: “Serve generosità per costruire una sola lista unitaria che partecipi alle primarie e poi alle Politiche”

Ernesto Maria Ruffini, avvocato tributarista, ha diretto l’Agenzia delle Entrate dal 2017 al 2018 e dal 2020 al 2024. Nel giugno 2025 ha fondato Più Uno, rete civica poi diventata partito, con Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, tra i protagonisti del progetto. L’obiettivo è allargare il centrosinistra e recuperare consensi.

Dottor Ruffini, ci siamo. Più Uno andrà alle elezioni, nel centrosinistra?

«Sì, Più Uno sarà alle elezioni, con il centrosinistra. Siamo nati per portare voti in più rispetto a quelli che già ci sono, non per tatticismo. Al centrosinistra offriamo le nostre proposte per un Paese più uguale contro le tante disuguaglianze e ingiustizie, ormai insopportabili. La nuova legge elettorale rende la strada più difficile a chi non è in Parlamento, lo sappiamo, ma confidiamo nell’intervento della Consulta. Se il numero delle firme sarà ragionevole, saremo in grado di raccoglierle in tutti i collegi grazie al radicamento di Più Uno, ormai presente in tutta Italia».

C’era davvero bisogno di una vostra sigla, con Gabrielli, o si poteva convergere su un altro progetto di centrosinistra?

«Vogliamo rispondere a un bisogno non soddisfatto dagli attuali partiti del centrosinistra. Il campo largo ha i confini dei partiti che già esistono, e dentro quei confini ognuno fa la sua parte e ha la sua storia e la sta facendo al meglio. Ma non basta un cambio di nome per intercettare il voto dei delusi. Ci rivolgiamo a quello che sembra ormai essere il campo dimenticato, quello degli elettori che rimangono a casa. Il centrosinistra ha bisogno di nuovi elettori. Con Franco Gabrielli condividiamo questa priorità».

Serve una sintesi tra i soggetti minori del centrosinistra?

«Rivolgo dalle colonne del Riformista un appello a tutti i leader dei partiti e dei movimenti che sono nel centrosinistra, fuori dal campo largo: costruiamo insieme l’aggregazione più ampia possibile per far vincere alle prossime elezioni. È il momento in cui ciascun soggetto del centrosinistra metta sul tavolo le proprie idee. Italia Viva lo ha già fatto con la primaria delle idee, nei prossimi giorni e settimane lo faranno Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, Primavera di Vincenzo Spadafora, +Europa di Riccardo Magi, Centro Democratico di Bruno Tabacci e il Partito Socialista di Enzo Maraio. Tutti i soggetti che sono fuori dalla foto del campo largo devono trovare un punto di sintesi, per dare un contributo di sostanza e anche numerico alla vittoria del centrosinistra e per portare nuovi elettori a riconoscersi in una nuova offerta politica del centrosinistra, forte e credibile».

Sta proponendo di costruire una lista unica con tutti i centristi dentro, intanto per le primarie e poi alle Politiche?

«Sì. Sarà importante vederci e confrontarci, per offrire una proposta programmatica unitaria e, con generosità, costruire una lista unica che partecipi insieme alle primarie e alle elezioni politiche. Perché la vera partita saranno le “secondarie”: le politiche del 2027».

Qualcuno fa notare che è strano trovare il “capo degli esattori” a capo di una forza politica. Cosa risponde?

«Riscuotere le tasse è un servizio a favore di chi le paga, perché chi paga le tasse è il primo a chiedere che le paghino anche gli altri. Chi evade fa concorrenza sleale a chi rispetta le regole. E proprio quel lavoro mi ha lasciato una domanda che mi ha portato alla politica. I miliardi che sono riscossi ogni anno sono solo spesi o sono investiti per il bene dei cittadini? Aver servito lo Stato con onestà e rigore dovrebbe essere un merito e non un limite».

C’è un problema con il fisco, in Italia. Troppi squilibri, tasse troppo alte per la classe media. Cosa propone?

«Non serve una patrimoniale e non servono più tasse. Serve un’Irpef davvero progressiva che rispetti la reale capacità contributiva, come chiede la Costituzione. E poi le Partite Iva come i professionisti e commercianti devono poter pagare le tasse su quanto guadagnano effettivamente e non su quanto presumono di guadagnare. Un fisco incomprensibile che chiede alle partite Iva di versare le tasse in anticipo di un anno su un presunto fatturato dell’anno successivo, non è solo inefficiente, è ingiusto».

Lo stato di salute della giustizia, tributaria, civile, penale, è drammatico. Processi lenti, magistrati organizzati in correnti che per giunta ora pensano bene anche di attribuirsi arretrati e aumenti. Come va riformata la giustizia?

«Partiamo dai tempi, perché è lì che la giustizia diventa ingiusta quando una decisione arriva dopo anni. E il ritardo non pesa su tutti allo stesso modo. Chi è più fragile ne paga le conseguenze. Per questo servono concorsi regolari, più magistrati, più personale negli uffici e strumenti che funzionino. Senza un numero adeguato di magistrati i diritti restano sulla carta. Sul tema dell’efficienza e sulla riduzione dei tempi molto può essere fatto con l’utilizzo degli strumenti dell’IA».

Alle primarie, correrà come leader, quindi potenziale candidato premier?

«Le primarie hanno senso se prima c’è un’idea di Paese condivisa, e poi si sceglie chi può interpretarla meglio, non il contrario. Né convince l’idea di primarie ridotte a una sfida tra due leader. Le primarie sono un modo per portare agli elettori del centrosinistra l’idea di Paese che si vuole costruire. Il “chi” viene dopo l’accordo su dove andare, sui punti irrinunciabili di una coalizione che voglia governare».

E se dovesse scegliere invece tra Conte e Schlein, chi voterebbe?

«Se le rispondessi smentirei il ragionamento precedente. Il problema non è il volto da contrapporre alla presidente Meloni. È il progetto di Paese che ancora manca, e che dobbiamo costruire insieme. Vorrei scegliere al secondo turno un leader che più di altri può interpretare meglio il programma che tutti assieme avremmo elaborato e condiviso. Le stellette si acquisiscono sul campo, non per benedizione».

Quando guarda le immagini delle manifestazioni violente, dei raid contro i negozi di Milano, cosa pensa? C’è una regia internazionale dietro?

«La violenza va condannata senza nessuna ambiguità. Chi spacca le vetrine e saccheggia i negozi non protesta, commette reati e deve risponderne. Ci sono tuttavia studenti scesi in piazza pacificamente per le condizioni delle loro scuole e per il costo della vita. Non ho elementi per definirla, ma quella protesta non può essere cancellata dalle immagini dei saccheggi e ha bisogno della politica, che deve capire, e non giustificare, i motivi di questi disagi di ragazzi che, per il gusto di esagerare e di apparire, commettono in branco episodi di una gravità preoccupante. Disagi che andrebbero affrontati nelle scuole, ad esempio, anche con la presenza stabile di psicologi a supporto dei problemi più complessi».

Aldo Torchiaro, Il Riformista, 23 ottobre 2026

Fonte: Il Riformista (apre una nuova scheda)